Ruggero Maggi “F/1/75”

 2.970,00

Ruggero Maggi “F/1/75”
Frottage e Foto di struttura al Neon
1975 – cm 50 x 40,5 x 4,5
Frottage di incisione della Valcamonica+foto di struttura al neon su tela su tavola.

Disponibile

Descrizione

Ruggero Maggi “F/1/75”
Frottage e Foto di struttura al Neon
1975 – cm 50 x 40,5 x 4,5
Frottage di incisione della Valcamonica+foto di struttura al neon su tela su tavola.

 

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Opera inserita per conto del collezionista GABRIEL
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Ruggero Maggi ha studiato grafica e si è diplomato in architettura d’interni a Milano, dove vive e lavora.
La sua ricerca poetica ed artistica si basa sulla sperimentazione di ogni possibilità tecnologica, utilizzando elementi quali il laser, l’olografia, il neon insieme a materiali primari come rocce, canapa, sabbia, etc…
Fra le installazioni olografiche: “Una foresta di pietre” (1988) presentata al Media art Festival di Osnabruch (D) e “Un semplice punto esclamativo” (1992) alla mostra internazionale olografica alla Rocca Paolina di Perugia, fra le installazioni neon: “Morte caotica” ed “Una lunga linea silenziosa” (1993); fra le installazioni laser: “La nascita delle idee” (1993) al museo d’arte contemporanea di San Paolo (BR), “Il grande libro della vita” e “Il peccatore casuale” (1994).
Dal 1973 si occupa di poesia visiva, dal 1975 di copy art, libri d’artista, arte postale, dal 1976 di laser art, dal 1979 di olografia e dal 1985 di arte caotica basata sullo studio del caos, frattali, entropia…
Ha partecipato alla 49° Edizione della Biennale d’Arte di Venezia nel progetto “Bunker poetico”.
A Milano Maggi dirige il Milan Art Center.

PIU’ VERO DI NATURA
Ruggero Maggi viene definito come un outsider e, forse, questa parola può essere l’illustrazione più giusta della sua marginalità operativa.
Dall’inizio degli anni 70 in poi, Maggi ha iniziato una ricerca apparentemente eclettica, ma di fatto totalmente legata ad una logica interna e ad una visione di perfetta e totale continuità.
Il suo lavoro è di natura linguistica. Le sue opere derivano da una ricerca sul linguaggio basato su una dialettica elementare e primaria.
Il suo linguaggio combina elementi di alta tecnologia con i materiali primari ed elementari, il primitivismo con la sofisticazione.
Cemento, legno, fotografia, ologrammi, neon, laser, pittura, scultura, installazioni, performance: l’opera di Ruggero Maggi è legata ad un approccio etico del linguaggio.
L’universo dell’artista è l’universo della morale. Il terreno della sua attività linguistica è il mondo della filosofia dell’azione.
È certo che parlare dell’artista come di un essere morale non vuol dire farne un moralista. La morale di Ruggero è la morale di un’azione umana, cioè la morale dell’essere umano in azione.
L’approccio linguistico del mondo artistico della morale implica una visione generosa dell’Uomo. È addirittura un Umanesimo.
Parlare dell’artista come di un umanista rende oggi, in piena società industriale e, attraverso lo schema analitico della condizione post-moderna, un senso del tutto diverso da quello della tradizione scolastica.
Il suo umanesimo si volge proprio all’immagine ed alla misura della sua umanità. Non è a caso che, da Hiroshima all’Amazzonia, l’artista abbia affrontato delle situazioni e dei temi legati al destino profondo dell’Uomo, al suo ruolo ed alla sua funzione sul pianeta.
L’opera di Ruggero Maggi è una lotta perpetua contro l’ingiustizia umana. La sua dimensione strutturale è il vero. L’artista, dall’inizio del suo impegno, ha assunto una sfida fondamentale: la rivoluzione della verità! Il criterio fondamentale dell’estetica di Ruggero Maggi è il vero. Il vero che si sostituisce al bello, al bello dei canoni tradizionale dell’Arte.
Sostituire il vero al bello implica un concetto rivoluzionario del vero e il vero dell’artista non è certo il prodotto delle constatazioni, delle osservazioni ineluttabili dell’evidenza. Il vero di Maggi è un sistema di apparenza. Se il vero è apparenza, questa realtà vera non si può rappresentare.
Infatti tutta l’opera di Maggi è un’opera di presentazione del vero e non di rappresentazione. Il passaggio dalla rappresentazione alla presentazione caratterizza il ritmo e la struttura essenziale del linguaggio. Presentare il vero nella realtà non è percepito dall’Uomo se questo vero si limita ad essere se stesso. Per rendere il vero estetico, per rendere il criterio fondamentale del linguaggio artistico è necessario renderlo e presentarlo più vero di Natura. E’ proprio in questo supplemento espressivo che risiede la chiave di lettura dell’arte di Maggi.
Rendere il vero più vero di natura vuol dire impegnarsi a dare all’azione umana la sua essenziale verità che è il dinamismo intrinseco della motivazione morale. Più il vero è percepito come tale, più viene presentato come più vero di natura, e più siamo nell’universo di un’estetica attiva, operativa, capace di creare gli elementi di una sensibilità armonica.
Proprio questo senso della verità trova la base nella grande interrogazione del momento, nella grande sfida del gusto e della sensibilità.
Siamo in una società totalmente satura di industrie. In questa società è necessario reinventare il rapporto fra l’Uomo e la macchina, e la macchina, oggi, è il computer.
Ridefinire questo rapporto implica creare le condizoini giuste e vere di un dialogo tra due tipi di intelligenze: l’intelligenza artificiale e l’intelligenza dell’Uomo. È proprio nel cuore di questo dialogo che si inserisce la ricerca linguistica di Ruggero Maggi. Ecco perchè la sua ricerca è vera e si presenta come più vera di natura. Senza questo supplemento di anima anche la verità non sarebbe più credibile!

Pierre Restany

 

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